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CINQUEMILA ANNI FA NELLA "TAVIELE" DI ZIRACCO

Su un terrazzo fluviale presso la riva del vecchio alveo del torrente Grivò si sono trovate, qualche anno or sono, le prime tracce di vita degli antichi uomini del neolitico, vale a dire di un'epoca "preistorica" ancora dominata dall'uso della pietra, sia pure finemente levigata.

In realtà, il neolitico è caratterizzato da una profonda ed estesa trasformazione nella vita e nelle abitudini dell' uomo primitivo, a cominciare dall'abbandono sempre più frequente della grotta, quale rifugio preferito per decine di millenni, per un più comodo e pratico alloggiamento in capanna. È un cambiamento importante, con impiego di nuove tecniche costruttive, razionalmente progettate e strettamente congiunte a variazioni di rilievo nelle pratiche quotidiane di procacciamento del cibo, che consistono soprattutto nella coltivazione di specie vegetali commestibili e nell'allevamento di animali domestici.

L' insieme di queste trasformazioni è ancora scarsamente sconosciuto dalla scienza, che non dispone di materiali archeologici sufficientemente numerosi e variati; in Friuli poi, le ricerche sono appena agli inizi rispetto ad altre zone europee e ciò, ovviamente , fa risaltare ancora più l'importanza che i giacimenti litici della taviele possono assumere nell'ambito scientifico. I reperti finora disponibili - in genere strumenti in selce scheggiata come lamelle, punte, raschiatoi, grattatoi e nuclei litici in stadi diversi di lavorazione - ci parlano di un' intensa attività produttiva, di materiali grezzi importati per via di commercio dalle terre nordiche ed orientali, di una popolazione, in sostanza, ben radicata alla terra ed avviata sulla via di una moderata ma sicura crescita economica.

Di grande interesse il ritrovamento, sempre nella estesa zona situata a sud di Ziracco, di una cavità mantenutasi originariamente intatta per migliaia di anni, contenente resti di carboni a testimonianza si una sicura presenza insediativa umana, e inoltre avanzi di lavorazione della pietra e frammenti di ceramica. Questi ultimi ci sembrano particolarmente importanti, poichè indicano la tendenza innovativa nella tecnica artigianale e la nuovissima arte di lavorare l'argilla; il procedimento è ancora manuale ma la via per giungere alla ruota e al tornio è ormai aperta.

Si deve poi osservare che il luogo scelto da questi antichi abitatori è quanto mai peculiare per impiantare le attività produttive descritte, giovandosi della presenza di un piccolo corso d'acqua e di uno spiazzo moderatamente rialzato, due elementi questi - acqua e altura - indispensabili per una prima scelta strategica della località su cui costruire l'impianto insediativo. Il gruppo familiare o tribale che vi ebbe dimora per un tempo indefinito aveva, forse, caratteristiche genetiche e comportamentali analoghe a quelle possedute da altri gruppi vicini, viventi e operanti nell'arco di una ventina di chilometri verso oriente, a Biarzo, a Ponte S. Quirino, a Cladrecis, località nelle quali scavi sistematici recenti hanno provato l'esistenza di vita umana ed animale durante il neolitico cosiddetto "inferiore" od "antico".

Verso occidente, invece, il luogo che può confrontarsi per via documentaria certa con l'insediamento di Ziracco è l'abitato di Fagnigola, poco disposto dalla sponda sinistra del Livenza. Anche qui, l'erosione del suolo ha cancellato ogni traccia di capanne, ma altri segnali documentano con sicurezza la loro antichissima presenza. Vi sono testimoniate, altresì le stesse forme di attività produttiva, quali l'industria della ceramica, solitamente di un tipo ad impressione digitale, e l'allevamento di animali domestici, che consenta di migliorare in tutti i sensi la disponibilità di carne, normalmente fornita dalla caccia a cervi e cinghiali, i più numerosi e ricercati fra tutti i selvatici.

Testi e immagini tratte dal libro "Uomini e terre - Storia di Remanzacco" di Amelio Tagliaferri


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