IMPOSTE E CARICO FISCALE NELLA PATRIA VENETA.
Dopo i noti fatti del primo Cinquecento, allorché non pochi castelli e ville padronali furono assaliti e incendiati dagli insorti della campagna, stufi di essere tartassati da ogni sorta di aggravi personali e reali, il governo veneziano si decide finalmente ad uscire allo scoperto e, pur senza violare privilegi delle classi benestanti e nobiliari, "inventa" l'istituto della Contadinanza, con il proposito di riunire in esso la classe rurale, attribuendole al contempo alcuni diritti e, fra questi, il diritto di incassare e trasmettere alla Camera fiscale venera le imposte e, soprattutto, di farsi rappresentare davanti al Parlamento della Patria o nelle Magistrature di Venezia da propri deputati.
Le conquiste non sembrano da poco: di fronte alla rapacità di nobili e prelati, riuniti nel Parlamento a legiferare assieme alle maggiori Comunità del Friuli, operanti ognuno nella propria giurisdizione ove si può processare e giudicare in prima istanza, l'aver ottenuto di poter controllare in qualche modo il flusso delle imposte all'origine, è per la contadinanza friulana una vera e propria svolta nel processo di maturazione sociale e politica.
Lo strumento per la ripartizione dei contingenti d'imposta, fissati d'Imperio dal governo centrale, è rappresentato dai cosiddetti fuochi di lista o fuochi rurali, che in sostanza non sono altro, pur nella diversità dei criteri di formazione, che elenchi analoghi ai campioni d'estimo generale noti per le altre province, nei quali vengono allibrati i contribuenti territoriali soggetti all'imposta, con esclusione degli esenti o privilegiati. L'operazione è effettuata dai Deputati della Patria "acciocché ciascuno porti il suo giusto peso secondo le qualità delle sue forze."
Secondo il legislatore veneto, la "descrizione e compartizione" dei fuochi avvengono distribuendo "quasi con la giusta bilanza" le fazioni personali (andar soldato o galeotto ai remi delle navi veneziane, condurre legname, lavorare in fortezza, cavar i porti e altri bisogni pubblici che devono essere soddisfatti dal solo territorio rurale, con esclusione, quindi, delle città murate e dei castelli) insieme con le tasse e altre imposizioni reali per la quota spettante al territorio. Tra esse, le più importanti: la tassa di genti d'arme, l'ordine di banca, gli alloggi, il sussidio e la gravezza de mandato domini.
Sempre più spesso le fazioni o carichi personali sono tramutate in fazioni reali con versamento di moneta. Ad esempio, in occasione dei lavori per la "regolazione della Piave" commessi al territorio rurale fin dal 1567, l'obbligo di fornire 550 operai è commutato in moneta già dal 1580, ma non per questo "cessa di essere gravezza personale ancorché tramutato in denaro".
La descrizione o estimo generale delle imposte, nel quale sono comprese le esenzioni e gli esenti dai tributi avviene ogni cinque anni, ma in realtà è rimandata anche di parecchi decenni, nel qualtempo chi ci guadagna sono i gruppi benestanti e proprietari che in tal modo evitano per un certo tempo la traslazione nei ruoli delle terre acquistate e rimandano, quindi, il pagamento dell'imposta dovuta.
Merita in proposito ascoltare una ordinanza per la revisione dei ruoli d'imposta del 1637, sollecitata dai delegati o Sindaci della Contadinanza al fine di regolare "li pagamenti delle tasse in beneficio delli comuni", di quei comuni in particolare che erano iniquamente aggravati per le esenzioni privilegiate di altri. Nell'ordinanza, i Deputati della Patria commettono al Decano o Meriga di ciascuna villa di consegnare una polizza "della quantità dei campi, prati, paludi, boschi, molini, battiferri, degli animali grossi et minuti, che qualsivoglia persona abitante in detto luogo si trova havere et possedere, intendendo così di quelli che lavorano come di quelli che fanno lavorare a boaria o in altro modo , con la desctittione delle persone rurali utili et inutili fatta con giuramento... che nel principio di essa polizza debbano specificare la vera rendita delli campi et così l'utile che si ricava dai beni communali, come anco le gravezze che si hanno in comune. Inoltre portar debbano distinta et minuta nota di tutte le terre possedute lavorate da forestieri, cioè di persone non abitanti in esso luogo di qualunque conditione. Item avisar debbano tutti quelli che hanno beni propri sotto Reverendi prelati e nobili castellani a dover mandare le polizze delle loro facoltà per le rate del sossidio della contadinanza".
Al documento in questione è allegata una descrizione "tipo" della villa di Godia. Considerati gli aggravi o gravezze (livelli e manutenzione ponti), i rendimenti medi in grossami della terra arativa posta nella tavella (3 per 1 di semente), la consistenza della popolazione agricola, ma soprattutto la quantità dei campi, degli animali e degli edifici ridotti a puro coefficiente ponderale in ragione di un fuoco di lista per ogni 350 campi unitari, la villa viene posta a ruolo e ratata per fuochi di lista n. 0 3/4 per un periodo di cinque anni. La qual cosa significa anche, sulla base di un coefficiente di lire 13 soldi 10 di ordinario più lire 75 di straordinario.
La descrizione del 1637 ci consente, tra l'altro, di calcolare indirettamente il totale dei pagamenti per gravezze di tutto il territorio friulano o, per meglio spiegarsi, di tutta la Contadinanza del territorio: considerando che nell'anno in questione i fuochi di lista della Patria assommano a 560, la cifra sborsata dai territoriali alla Camera fiscale di Udine nel 1638 č di lire 66.080 (pari a ducati 10.658 soldi 8).
Ma l'anno dopo, nel 1639 - ci avverte sempre il medesimo documento - il versamento è di lire 82.880 (pari a ducati 13.367 lire 4 soldi 12), con un accrescimento del carico fiscale da un anno all'altro di circa il 26 per cento.
Per comprendere quanto valesse approssimativamente una lira veneta da 20 soldi (anche se non conosciamo sull'altro versante i reali bisogni degli agricoltori) basterà dire che un "sacco" di frumento (da Kg. 86 circa) costave lire 22 e soldi 1, un paio di pollastri lire 2 soldi 6, un paio di scarponi da uomo lire 7 soldi 10, un badile 16 soldi, mentre l'affitta di una casa per l'abitazione e bottega di un barbiere costava 62 lire all'anno e il salario giornaliero di un buon maestro muratore toccava non più di 1 lira (o 20 soldi), s'intende quand'era bel tempo e si poteva lavorare. Ma guardiamo più da vicino come erano distribuiti i carichi fiscali tra le diverse ville del territorio.
Il documento disponibile più significativo è quello del 1539. In esso compaiono i dati analitici per ogni villa e per ogni giurisdizione: i fuochi allibrati nel gran libro delle imposte sono 776 e 1/5, mentre nella precedente descrizione del 1527 se ne erano conteggiati ben 1207. Ciò significa che un gran numero di ville e di giurisdizioni sono state nel frattempo esentate dalle imposte per un motivo o per l'altro (privilegi feudali, diritti vari, alluvioni e altre calamità naturali, etc.), addossando in tal modo ad un numero minore di ville un carico maggiore di imposte (fermo restando il coefficiente o addirittura variando verso l'alto).
Per fare qualche esempio, ben 24 nuclei abitati sotto la giurisdizione dei nobili Savorgnani del Monte, famiglia tra le più potenti del Friuli, sono completamente esenti dalle imposte per decreto del Consiglio dei X di Venezia; altrettanto avviene per il vescovo di Concordia delle cui 23 ville soggette 10 sono completamente esenti; identica situazione per l'Abate di Moggio con 11 ville esenti e così via.
Per quanto riguarda la situazione tributaria del territorio di Cividale, essa presenta una situazione anche più anomala e complessa. La giurisdizione della Comunità cividalese (soggetta, ricordiamolo, non al Luogotenente veneziano di Udine ma ad un proprio Provveditore e Capitanio residente dal 1553 in Cividale) si divide in tre parti distinte.
La prima parte è formata da 70 ville raccolte in 35 comuni posti in "montagna" e detti anche della "contrade di Leonardo e S. Lunardo de Schiavoni" ossia "di Antro e Mersio". Tutti questi comuni sono esenti da ogni tipo di imposta, tranne il sussidio che è applicato dallaa Repubblica indifferentemente a tutti esenti e non esenti, privilegiati e non privilegiati. In cambio del grosso favore, la popolazione, oggi diremmo "delle Valli del Natisone", è obbligata a custodire in armi cinque passi della linea confinaria (Pulfero, Clabuzzar, Cliniz, Lucio, S. Nicolò).
Nel 1539, anno fiscale in discussione, tale popolazione assomma a 5070 unità (ma la cifra è certamente in difetto).
La seconda parte del territorio cividalese è formata da 18 ville distribuite in 17 comuni posti "in piano, valle e monti" e detti anche della terza specie, esenti dalle imposte come sopra, ma in cambio obbligati a "far fazioni" verso la città di Cividale, vale a dire in parole povere a fornire in determinate occorrenze un numero variabile di opere gratuite alla città. La popolazione è di circa 3000 abitanti; le ville sono quelle di Oborza, Stregna, Prepotto, Albania etc.
E finalmente la terza parte del territorio cividalese è formata da 40 ville per comuni 34 posti "in piano". Di queste ville, 9 sono inserite nell' istituto dei Rojali, cui è commesso di far fazioni od opere gratuite per le occorrenze della città, opere in particolare finalizzate al buon mantenimento di rogge e acque in genere per uso della stessa città. Le dette 9 ville per 7 comuni sono:
- Ruvignis
- Toian
- Montina
- Prestano
- Torrean
- Ronchis
- Reanut
- Chianalut
- Massarolis
Le altre 31 ville per comuni 27 sono:
- San Guarzo
- Muymas
- Buttinis
- Remanzas
- Orzan
- Cerneglons
- Buri
- Risan
- Orsaria
- Paderno
- Premarias
- Gruppignan
- Collalto
- Puressimo
- Carraria
- Rualis
- S. Stefano
- Ipplis
- Azzan
- Firman
- Manzan
- Le Case
- S. Lorenzo
- Soleschian
- S. Zuan di Manzan
- Villanova
- Visinale
- Brazzan
- Jasicho
- S. Andrat
- Gaian
Il totale della popolazione di questo grosso complesso abitativo è di 10.740 unità, mentre i fuochi di lista attribuitegli sono 50 e 2/3 pari a circa il 6.5 per cento dell'intero carico fiscale della Contadinanza. Tradotto in moneta, il carico fiscale risulta più veritiero: della 1828 lire pagate dalla Contadinanza "non esente" il territorio cividalese ne paga 75, pari al 4,1 per cento del totale. Andando ancora più a fondo con i numeri, riusciamo a sapere quanto, invece, il territorio di Remanzacco con Orzano e Cerneglons deve corrispondere al fisco veneziano.
Da soli i 3 comuni sono allibrati per fuochi 7 e 1/5, pari al 14 per cento del totale e in tale proporzione, come si è detto, versano denaro alla Camera Fiscale veneziana. Naturalmente, l'imposizione per "fuochi di lista" è soltanto uno dei cespiti veneti relativi alla Contadinanza.
Vi sono, poi, molte altre tasse e imposte, che direttamente o indirettamente colpiscono la campagna friulana, ma il discorso diventerebbe troppo lungo e complesso. Si può solo dire, a conclusione di questa breve scorreria nel frastagliato mondo fiscale di Venezia, che le uscite dalla Cassa della Contadinanza sicuramente non corrisposero alle "buone intenzioni" del governo veneziano verso i villici friulani, allorché fu costituito a partire dal 1518 l'Istituto della Contadinanza.
Nella cruda realtà del tempo, il carico impositivo, condito di frequenti e onerosi "prelievi straordinari" e "donativi" mascherati, rappresentò una variabile che non andò certo a vantaggio della popolazione rurale, ma ne impedì una possibile crescita razionale in corrispondenza dei tempi nuovi, sottraendole buona parte dei capitali di investimento. E ciò vale, naturalmente, anche per il territorio dei tre comuni di Remanzacco Orzano e Cerneglons, la cui storia rurale non fu dissimile da quella di altre campagne friulane.
Testi e immagini tratte dal libro "Uomini e Terre - Storia di Remanzacco" di Amelio Tagliaferri
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